Ieri la Banca d’Italia  ha lanciato l’allarme: ci sono 230mila famiglie non benestanti in cui la rata del mutuo si porta via il 32% del reddito familiare. La situazione è ancora più grave se si tiene conto che si tratta dei risultati di un’indagine sui finanziamenti per la casa condotta tra il 2004 e il 2006, prima della crisi. Il grande imputato è il mutuo a tasso variabile. La storia si ripete: anche nel 2004, le condizioni vantaggiose dei mutui avevano portato in qualche modo a prediligere il variabile per cogliere le opportunità dei tassi bassi in vigore in quel momento. Peccato che nel 2006 le rate abbiano subito un’impennata.
Ora il pericolo è il medesimo: tassi in diminuzione,  corsa al tasso variabile, risparmio iniziale ma inasprimento sul lungo termine. Eppure la maggior parte della gente sembra amare il rischio: in un’epoca di instabilità si cercano rimedi temporanei, l’arte di arrangiarsi sembra disconoscere il concetto di fissità di investimento nel tempo. E’ un meccanismo difficile da schiodare, nonostante tutte le parole della Banca d’Italia.  Chi è in fase di scelta, cerchi di appurare le condizioni migliori offerte dalla propria banca, verifichi quello che viene detto dai consulenti, magari sentendo più banche o ricorrendo a strumenti di comparazione gratuiti come il tool di MutuiOnline e non si lasci prendere dalla fretta: instabili sì, ma imprudenti mai.